Lo dico subito, prima che qualcuno fraintenda: sono etero. Ma quella cappella lassù, in cima al crinale, resta la mia preferita. Punto.
Ci sono salito e risalito con la mia Beta Evo.
Il crinale si stringe, la moto scivola dolce sull’erba battuta, e poi si apre tutto: vallate su vallate, una vista che a piedi ti costerebbe due ore di salita e che con 300cc a due tempi ti costa una manciata di minuti e un sorriso stampato in faccia sotto il casco.
Non è hard enduro, non è trial estremo. È motoalpinismo nella sua forma più pura: andare in un posto bellissimo, con una moto che ti ci porta senza spaccarti la schiena, e godersi la vista come si deve, con le gambe che tremano un po’, ma per la salita, non per la paura.
La cappella è lì da chissà quanti anni, testimone silenziosa di pellegrini, pastori, e ora anche di un pirla con l’Evo che le scatta foto ridendo da solo in cima a un crinale.
Ma resta la mia preferita.
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